Decreto crescita “squilibrato”, allarme di Confartigianato

PISTOIA – Decreto crescita, bene ma c'è bisogno di migliorare la parte che riguarda le detrazioni fiscali Ecobonus.

Perché nella versione attuale, risulta in gran parte non applicabile dagli operatori e quindi il beneficio per i clienti solo teorico.

Lo sostengono l'ing. Matteo Diddi e Alessandro Corrieri, rispettivamente presidente della Federazione Impianti e presidente di Confartigianato imprese Pistoia.

La questione è stata discussa nel corso di un'assemblea provinciale della Federazione convocata proprio per approfondire il decreto. In sostanza, la Federazione Impianti di Confartigianato ritiene indispensabile modificare la norma per rendere applicabili i meccanismi fiscali introdotti.

L’art 10 del Decreto Crescita introduce per chi effettua lavori di riqualificazione energetica (installazione di cappotti termici, pompe di calore, caldaie a condensazione o pannelli solari) o antisismica (miglioramento di almeno una classe di rischio sismico dell’edificio), uno sconto in fattura, dal 50 all’85%, da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Si tratta di un credito d’imposta che l’impresa recupererà, esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Il decreto prevede anche la possibilità che l’azienda ceda il credito acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi, mentre esclude la cessione a istituti di credito e intermediari finanziari.

“Pur apprezzando decisamente l’intento del legislatore di agevolare i consumatori e favorire gli interventi di efficientamento energetico degli edifici – spiega Diddi -, non altrettanto lo siamo per quanto riguarda il trasferimento dell’onere economico dello sconto, (pari alla detrazione), dal cliente alla ditta esecutrice. Le imprese artigiane e le piccole imprese non sono generalmente in grado di poter 'offrire' lo sconto in fattura anche per le note difficoltà di accesso al credito. Se la norma non sarà modificata le piccole aziende e gli artigiani impiantisti – da sempre punto di riferimento fiduciario per i propri clienti – non potranno offrire il meccanismo dello sconto in fattura a differenza delle utility energetiche, vere beneficiarie della norma in questione. La norma quindi, nella versione attuale, risulta in gran parte non applicabile dagli operatori e quindi il beneficio per i clienti solo teorico. Tra l’altro - prosegue Matteo Diddi -, le grandi aziende difficilmente si occuperanno dei piccoli interventi locali, se non ricorrendo a molteplici, diffusi e spesso poco qualificati subappalti, con evidente danno per il cliente finale”

E’ per questi motivi che la Federazione Impianti di Confartigianato Imprese Pistoia, conclude il presidente Diddi, ha espresso la necessità di una urgente, chiara ed immediata correzione dell’art. 10 del Decreto Crescita senza la quale è certo un impatto complessivamente recessivo per la categoria e per il settore impiantistico in generale e ciò comporta quindi una valutazione ad oggi negativa della norma.

A rafforzare la fondatezza delle tesi espresse dalle aziende del settore, ricorda Alessandro Corrieri, presidente di Confartigianato Imprese Pistoia, c’è stato il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che, nel mese scorso, ha rilevato una restrizione della concorrenza nell’offerta dei servizi proprio a danno delle piccole e medie imprese.

“Questa norma dice il presidente Corrieri - se non modificata, favorirà gli operatori economici di più grandi dimensioni introducendo, di fatto, una evidente distorsione delle dinamiche del mercato e restringendo l’offerta per i consumatori finali. Pertanto, conclude Alessandro Corrieri, Confartigianato nell’interesse del cittadino e a tutela delle aziende di installazione impianti, affiancherà la Federazione Impianti nelle azioni che verranno decise nei confronti dei Parlamentari e del Governo affinché siano apportate quelle modifiche tali da rendere utilizzabile anche alle imprese artigiane e di piccole dimensioni questa disposizione legislativa”.

Tra le modifiche più necessarie, affermano all’unisono Matteo Diddi e Alessandro Corrieri, è l’introduzione della possibilità di “vendere” il credito d’imposta ad un intermediario finanziario. Tale soluzione non solo agevolerebbe l’utilizzo dello sconto in fattura e farebbe aumentare gli interventi attivati ma contribuirebbe a risolvere la difficoltà di accesso al credito degli artigiani e delle piccole imprese che potrebbero consegnare agli istituti di credito, in cambio di liquidità, un credito certo e garantito dallo Stato.

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