Politiche economiche che si ispirino al principio europeo “Pensare anzitutto al piccolo”

di Simone Balli

Esiste un “fil rouge” che lega l’incontro odierno con quelli passati e, nel nostro auspicio anche con quelli futuri: la cultura e la tradizione, unita alla capacità dell’uomo e della donna ad essere personaggi principali del proprio successo.

“Le mani sono la finestra dell’anima…” questo è il motto con il quale vogliamo portare avanti il nostro essere un’associazione di rappresentanza per artigiani e piccoli imprenditori.

Al termine della mia relazione andremo a scoprire le esperienze, gli obiettivi, le aspirazioni di due imprenditori pistoiesi di successo; operano in settori completamente diversi ma li lega un comune orientamento all’innovazione.

Confartigianato è un’associazione che rappresenta a livello locale, regionale e nazionale gli interessi e le istanze di un mondo – quello degli artigiani e delle piccole imprese – che è spina dorsale fondamentale del sistema Paese Italia.

Artigiani, piccole e micro imprese rappresentano quasi il 95% delle aziende italiane. Esse sono portavoce di un’economia a dimensione umana fatta di legami con la famiglia, il territorio e il rispetto dell’ambiente.

In un mondo globalizzato tendente costantemente all’omologazione, l’artigianato rappresenta invece una sfida culturale caratterizzata dalla continua ricerca di unicità, autenticità e originalità.

E’ appena partito il percorso istituzionale del nuovo Governo al quale formuliamo i nostri migliori auguri per un proficuo lavoro nell’interesse esclusivo della nostra Comunità Nazionale.

Al Governo in carica, ma anche a tutti gli altri livelli Istituzionali che sono anche qui rappresentati, ricordiamo alcuni elementi fondamentali che – a nostro parere - debbono essere perseguiti con tenacia nell’attuazione delle politiche economiche.

Nel corso degli ultimi 8 anni hanno chiuso 158.000 botteghe artigiane e piccoli negozi ed hanno perso il lavoro 400.000 persone. Per “arginare ed invertire questo trend negativo” chiediamo quindi:

  • l’attivazione di atteggiamenti orientati al vero sviluppo che puntino a costruire un Paese a misura di ‘’piccola impresa’’ attraverso leggi chiare, semplici, con un fisco leggero e una politica del credito che riesca finalmente a ripartire in maniera sinergica con tutto il mondo degli artigiani e delle piccole imprese.

  • una nuova legge quadro sull’artigianato che sappia superare i vincoli di settore, dimensione e professione.

  • una più incisiva e concreta politica di ‘’formazione’’ che unisca veramente e senza fraintendimenti demagogici il mondo della scuola e dell’università con il mondo del lavoro coniugando il sapere con il saper fare. A questo proposito consentitemi una piccola divagazione: dal 25 maggio scorso, in “attuazione delle nuova legge sulla privacy” le Scuole non possono più fornire i nomi dei propri diplomati alle Aziende che ne facciano richiesta;

  • una nuova legge sulla ‘’rappresentanza’’ che non parta però – come ci è sembrato di intravedere nel recente passato – dalla volontà di punire o addirittura fare a meno dei cosiddetti ‘’corpi intermedi’’ che da sempre sono stati tra i veri attori e protagonisti nel contesto economico e sociale del nostro paese. Confartigianato Imprese Pistoia non va avanti con prebende o regalie. Ha sofferto la trasformazione del contesto economico come tutte le altre Aziende del nostro Paese. Grazie ai dirigenti Imprenditori ed al personale - a cui va il mio sentito ringraziamento per il loro senso di responsabilità ed il loro attaccamento ai valori dell’Associazione – la nostra Organizzazione ha saputo “ri-pensarsi e ri-organizzarsi” per rispondere alle “evolute” sfide che gli Imprenditori sono costretti ad affrontare.

Infine, chiediamo che tutte le misure di politica economica e sociale si ispirino al principio europeo “Pensare anzitutto al piccolo”.

Oggi purtroppo non è così: se artigiani e piccole e medie imprese rappresentano circa il 95% del tessuto economico le attuali politiche dell’Unione Europea sono state costruite su misura per il restante 5% delle aziende.

L’effetto di tale orientamento è che artigiani e PMI subiscono costi e complicazioni nel dovere adeguarsi a norme ed interventi pensati per taglie di imprese extralarge.

In questo senso dobbiamo citare i contenuti del recente decreto legislativo che recepisce in Italia il Regolamento Europeo sulla privacy: “è indispensabile chiarire e coordinare gli obblighi per le imprese, semplificare gli adempimenti a misura di micro e piccole imprese e sospendere per almeno 6 mesi le pesanti sanzioni previste a carico degli imprenditori”.

Passo al contesto economico della provincia di Pistoia e ricorro ad alcuni “aridi” numeri che ci dicono come eravamo e come siamo oggi.

Non vi nascondo che quando li ho letti la prima volta, mi hanno fatto un gran brutto effetto.

“E’ cambiato il mondo”, noi ce ne siamo accorti… ma gli altri?

Al 31 dicembre 2010 l’Albo Artigiani di Pistoia contava 10652 imprese (il 9,06% della Toscana). Il 31 marzo scorso ne risultavano censite 9200 (8,84 su base regionale).

In sette anni il saldo “rileva” che l’artigianato si è ridotto di 1452 aziende mentre il numero complessivo di aziende attive iscritte alla Camera di Commercio è calato di 1409 unità.

Dal dicembre 2010 al marzo 2018 i settori artigiani del Trasporto, delle Costruzioni e del Manifatturiero hanno segnato tutti un segno meno: -19,83%, -22,37 e -11,61%.

E’ evidente che l’artigianato ha “purtroppo contribuito” in misura maggiore al calo complessivo di aziende, ed al momento non si intravedono segnali concreti di inversione.

Questi numeri ci pongono due domande:

il nostro territorio ha perduto la sua “vocazione imprenditoriale”?

il contesto esterno agevola od ostacola la voglia di fare impresa?

Proverò a dare alcune risposte ma prima è necessario approfondire altri aspetti, come quello delle esportazioni.

Dal 2008 per molte imprese il mercato interno si è ridotto in maniera significativa.

Questo cambio improvviso ha colto gran parte delle Aziende impreparate, anche quelle che avevano già avviato il processo di internazionalizzazione. In questi anni abbiamo assistito ad una dura selezione, e non sappiamo se questa fase è terminata. Abbiamo dei dati “certificati” dai quali emerge un elemento di fatto: le Imprese che sono riuscite a riconvertirsi stanno registrando i risultati migliori in termini di fatturato e di redditività.

Secondo il rapporto Irpet sull’export toscano 2017, “le esportazioni di Pistoia risultano stazionarie” diminuendo dello 0,8% rispetto al 2016. In Toscana fanno meglio di Pistoia sette province (Grosseto e Siena oltre il 20%, Arezzo al 10,2%), mentre registrano tassi negativi Livorno (-9,7%) e Massa (-9,2%).

Quindi il sistema delle imprese pistoiesi sembra non aver ancora “assorbito” il cambio improvviso di cui parlavo poco fa, per cui c’è ancora molta strada da fare.

Se dalle esportazioni non arrivano indicazioni di un avvenuto cambio di marcia, anche il mercato del lavoro è caratterizzato da luci e ombre.

Il tasso di occupazione (a livello nazionale) a marzo 2018 era del 58,3%, avvicinandosi così al picco massimo di aprile 2008 (58,9%). L’ufficio studi di Confartigianato prevede che nel 2018 il tasso di occupazione – per la prima volta dopo 10 anni – supererà il massimo “pre-crisi”.

Sempre il nostro ufficio studi confederale rileva che le imprese artigiane incontrano difficolta - due volte la media – nel reperire le 19 figure professionali maggiormente richieste. Si tratta di tecnici programmatori (difficoltà di reperimento 57%) di elettrotecnici (54,9%) di ponteggiatori (53,7) di tecnici della produzione e preparazione alimentare (51,9) di sarti e tagliatori (51,1), di saldatori e tagliatori a fiamma (48,8) per finire ai tecnici della produzione manifatturiera che risultano di difficile reperimento al 43,1%.

Il recente rapporto dell’Irpet dedicato al lavoro rileva che in Toscana si è tornati a superare la soglia di 1 milione di addetti, dopo la crisi dell’aprile del 2013. A fine dicembre 2017 il tasso di disoccupazione era all’8,6% (in calo rispetto al 9,5% del 2016). Hanno fatto meglio della Toscana solo sette regioni italiane.

Se esaminiamo i dati provinciali, ricordato che il territorio è suddiviso in tre quadranti (Pistoia, Valdinievole e Area Montana), rileviamo che Valdinievole e Area Montana hanno registrato un incremento sopra la media della Toscana, mentre il quadrante di Pistoia è rimasto sotto media.

Traducendo in numeri, nel 2017 in provincia di Pistoia ci sono stati avviamenti al lavoro per 41143 unità con un aumento del 17,2% rispetto al 2016. Ma questi risultati non portano Pistoia tra le quattro province toscane più performanti.

Una conferma della situazione difficile di Pistoia viene dalla cassa integrazione. Se in Toscana le ore sono diminuite del 31% a Pistoia il calo è stato soltanto del 16%

Una riflessione sulle politiche infrastrutturali: dal 2008 al 2015 gli addetti artigiani hanno avuto un calo del 19,1% (-23,2% di dipendenti e -15,2 di indipendenti). Ebbene questo calo è dovuto principalmente alla crisi del settore Costruzioni che ha contribuito per il 77,4% alla perdita di occupazione artigiana.

Una diversa politica degli investimenti pubblici nel 2017 – uguale alla media del quinquennio 2005-2009 – avrebbe creato 120mila occupati proprio nel settore delle costruzioni.

Riprendendo il contesto esterno, che non agevola la voglia di fare impresa, un importante tassello di esso è rappresentato sicuramente dal sistema bancario.

Nel 2017 Artigiancredito Toscano, il consorzio fidi più importante della Toscana e tra i primi tre d’Italia, ha registrato un incremento del credito garantito, passato a quasi 484 milioni di euro, segnando un + 2,2% sul 2016.

La provincia di Pistoia, ancora una volta, è in controtendenza: nel 2017 sono stati contro-garantiti 31.530.933 di euro segnando una diminuzione sul 2016 pari al 5,3%. Il dato “strano” è che l’intera area metropolitana ha registrato il segno meno, con Prato che ha avuto il risultato peggiore segnando un -8,1%.

Alla luce di questi dati una riflessione si impone.

La domanda di credito da parte delle Aziende non è diminuita e quindi a nostro parere il sistema del credito a Pistoia non si è dimostrato in grado di rispondere pienamente alle istanze degli imprenditori, soprattutto verso quelli di dimensioni più piccole.

Auspichiamo che il sistema del credito, ed in particolare quello che si richiama al credito cooperativo, voglia assumere atteggiamenti maggiormente propositivi in termini di analisi sul ‘’merito creditizio’’ e si ponga nei fatti, e non con le parole, al fianco degli artigiani e delle piccole imprese nel sostenere la loro attività ed i loro piani di sviluppo.

Il mondo del credito cooperativo, tra pochi mesi, sarà chiamato ad affrontare la “rivoluzione” più importante da quando è nato: la costituzione della Holding di garanzia e gestione. Monitoreremo questo percorso affinché le decisioni che saranno assunte continuino a garantire il mantenimento “nel territorio” del potere decisionale. Un eventuale “suo allontanamento” – a nostro avviso – potrebbe causare l’omologazione delle “diverse” realtà ad un’unica anima asettica e intangibile.

Come portatori e rappresentanti degli interessi degli Imprenditori invito tutti coloro che rivestono ruoli istituzionali a mantenere alta la loro attenzione su questo percorso, che rappresenta un passaggio fondamentale nel mantenimento del ruolo del Credito cooperativo che fino ad oggi ha assolto a fianco delle aziende.

Dopo 10 anni di forte crisi e ridimensionamento dei mercati le aziende che ancora oggi si trovano positivamente sul mercato hanno dimostrato chiaramente la loro solidità.

Termino questa parte della relazione dedicata al sistema creditizio utilizzando alcuni esempi per “dare voce” al malessere delle imprese:

Start up di imprese: abbiamo assistito a casi in cui nonostante la presenza di modeste richieste di finanziamento garantite da ACT e contro-garantite dal MCC non è stato erogato credito.

Tempi di risposta: nel corso del 2017 si sono progressivamente allungati i tempi istruttoria (per alcuni Istituti è considerato un tempo breve dare risposta in 60/70 giorni dall’avvio dell’iter)

Oneri accessori: nell’ultimo semestre abbiamo riscontrato il diffondersi di “un atteggiamento” che ci fa temere il ritorno a quella finanza creativa che molti danni ha già procurato.

Non è consuetudine di Confartigianato Imprese Pistoia fare di “ogni erba un fascio” però sentiamo il dovere e la necessità di denunciare e combattere – con spirito costruttivo - quelle distorsioni che non fanno bene, agli Istituti Bancari ed alle imprese.

La profonda trasformazione del mondo bancario che ha portato ad allontanamento degli organi decisori dal territorio ha tolto molta capacità operativa decisionale alle filiali.

Non vorremmo che questo accadesse anche al sistema del credito cooperativo e, anzi, confidiamo nel mantenimento, recupero e rafforzamento della sua mission originaria.

Alcuni decenni fa le banche erano capaci di erogare “credito sano” perché il loro legame con il territorio era solido ed erano capaci di “valutare” l’imprenditore senza ricorrere ai “fantasiosi” algoritmi di oggi.

Non vogliamo ne chiediamo alle Banche di erogare “credito facile”. Chiediamo l’erogazione di “credito sano” svincolandolo dalla subordinazione a parametri asettici.

Il gioco di squadra tra i vari attori dell’economia e le pubbliche Istituzioni può contribuire a migliorare la vita delle imprese.

E però necessario che anche noi imprenditori consolidiamo il concetto che gran parte del nostro futuro passa dalle nostre mani, dalla nostra capacità di reagire, dalla nostra consapevolezza circa la necessità di rivedere i vecchi concetti operativi e i vecchi schemi.

L’innovazione e la modernizzazione non sono elementi necessari solo alle imprese più strutturate ma debbono diventare patrimonio anche del piccolo artigiano.

Nel 2013 abbiamo avviato, grazie al concreto contributo della Camera di Commercio di Pistoia, il progetto Esporti@mo con il quale abbiamo accompagnato 105 aziende ai mercati esteri, oltre a ventuno imprese con le quali l’approccio all’export è avvenuto “autonomamente dal progetto”.

Attraverso i nostri senior ed junior export manager, ai quali va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto, abbiamo tradotto lo slogan “il cammino si fa andando” in qualcosa di tangibile. Siamo orgogliosi di questo progetto perché, come mi dicono molti colleghi Presidenti “avete avuto coraggio”.

Noi, invece, preferiamo affermare di aver dato concretezza agli obiettivi che l’Associazione si è data fin dal marzo 1945: affiancare le imprese nella loro crescita.

Il processo di internazionalizzazione è un percorso che “deve partire” dalla presa d’atto che “esportare non significa solo vendere ad un cliente estero” ma stabilire rapporti continuativi e costanti con un Paese.

Questo processo richiede un profondo cambiamento che va dalla valorizzazione dell’identità alla differenziazione della produzione. Ed il passo che i nostri export manager hanno contribuito a far compiere all’Azienda è proprio la presa di coscienza di questi concetti. I risultati che “le Imprese hanno ottenuto” sono tangibili e duraturi: in diversi casi l’aumento del fatturato è stato anche del 15% annuo.

Alcune Aziende si sono approcciate al progetto con delle riserve mentali: “proviamo anche questa tanto oramai sto per chiudere”. Ed invece, aprendosi all’uso di metodologie fino ad allora ignorate, il risultato è stato quello non solo di invertire la tendenza ma di avviare una nuova fase di sviluppo.

E’ stato un cammino difficile perché gli imprenditori hanno avuto il coraggio di “individuare” sia i loro punti di debolezza che di forza.

Una recente indagine dell’ufficio studi di Confartigianato ha messo in evidenza che nel 2017 sono cresciute del 16,1% le piccole imprese presenti sui social: al 31 dicembre scorso il totale delle piccole imprese rintracciabili su uno dei social network è salito al 41%.

Ma per cosa l’impresa utilizza i social?

Per sviluppare la propria immagine e quella dei prodotti realizzati, raccogliere opinioni e rispondere ai clienti. Ma anche per vendere i propri prodotti.

Nel periodo 2012 - 2017 l’e-commerce in Italia ha avuto un incremento del 15%, al secondo posto dietro la Spagna, ma complessivamente siamo quint’ultimi tra i paesi UE con il 32% (molto lontani dall’82% del Regno Unito).

La Toscana, dicono le statistiche, è sopra la media nazionale con il suo 38%. Non disponiamo di statistiche aggiornate su Pistoia, ma la sensazione è che siamo anche in questo segmento, nella parte bassa della classifica.

Dal 2012 al 2017 le vendite al dettaglio in ambito UE sono cresciute del 10%, in Italia hanno segnato una riduzione dell’1% mentre le vendite on line hanno avuto un balzo del 181%.

Il mercato dell’e-commerce è un “mercato difficile”, forse anche più di quello tradizionale.

I social, quindi, stanno cambiando abitudini e consumi. I dati appena citati lo dimostrano. Da questo cambio sta nascendo una società nuova radicata su alcuni concetti chiave: territorio, innovazione, socializzazione ed etica.

Il territorio sta “assumendo” sempre più “valore aggiunto”.

Il futuro si presenta complesso e ricco di opportunità e il tema dei “valori” diverrà sempre più centrale: se il prezzo è sbagliato, potrà essere offerto uno sconto, se il prodotto non è conforme, potrà essere sostituito, ma se verrà tradito un valore non ci saranno seconde possibilità.

Molti colleghi Imprenditori manifestano una forte perplessità: ma le Istituzioni sono consapevoli della portata del cambiamento in corso?

Spesso i provvedimenti che vengono adottati sembrano confermare i timori appena evocati. La politica che auspichiamo è quella con la “P” maiuscola. Essa deve operare, ne siamo consapevoli, per mantenere il consenso, ma quella che vorremmo è appunto una politica la cui priorità è lo sguardo al futuro.

Parlando di futuro non posso che riferirmi al tema Unione Europea.

Pochi mesi fa il “sogno europeo” ha compiuto 60 anni, ed è divenuto urgente e non rinviabile “rivedere” le regole della “casa comune” affinché non crolli l’intero edificio.

Il sogno europeo dei padri fondatori è stato “dimenticato” e se non saranno adottate misure adeguate il rischio di una disgregazione si presenterà ben presto.

Il nostro Paese, su questo tema, deve fare “mea culpa”. Le scelte effettuate negli anni passati dalla nostra “classe politica” che vedeva nella grande industria l’unica risorsa capace di creare condizioni di sviluppo e di occupazione non sono imputabili ad altri. La manifattura doveva rispondere a criteri di ‘’grande dimensione’’ altre opzioni non erano considerate.

Il nostro sistema economico è fatto per oltre il 95% da piccole e micro imprese che insieme alle medie imprese sono state quelle che hanno creato occupazione ed alimentato gli investimenti produttivi.

Aver “voltato le spalle” a questo tessuto economico ha prodotto danni irreparabili.

Paventare un l’Italia fuori dall’Unione Europea è assolutamente contrario ai nostri interessi. La classe politica italiana deve “copiare” le migliori pratiche di alcuni partner Europei: quando sono in gioco gli interessi nazionali, quei politici fanno fronte comune.

E’ doveroso a questo punto rivolgere un sentito plauso a tutto il personale del sistema Confartigianato.

Sono stati anni difficili, ed ancora lo sono.

Non è mai venuta meno tuttavia la fattiva collaborazione tra Dirigenza, Direzione e Personale in ogni ordine di responsabilità. Per questo invio il mio ringraziamento a tutti auspicando che il prossimo futuro possa riservarci migliori soddisfazioni.

A tutti lancio un appello:

credete nelle piccole imprese, negli artigiani, nei lavoratori autonomi e in tutte le nuove dimensioni dell’imprenditoria diffusa, familiare e personale.

Fatelo con il cuore e con la testa, perché il nostro mondo produttivo non tradirà le attese.

Non lo ha fatto nel passato e non lo farà neppure in futuro. Non credete in noi soltanto a parole, ma con i fatti, pensando a noi ogni volta che dovete prendere una decisione, piccola o grande che sia.

E non lo dovete fare perché vi siamo simpatici, bensì per la ragionata convinzione che questa è la scelta più giusta e conveniente per l’interesse collettivo.

Assicuriamo a tutti la nostra volontà a collaborare con spirito positivo per l’individuazione delle soluzioni migliori.

 

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