La maggiore tassazione dell’energia in Italia rispetto all’UE vale 16 miliardi di euro

ROMA (Ufficio studi) - In Italia persiste uno divario di pressione fiscale con l’Unione europea che nel 2018 vale 2,4 punti di PIL.

Sul differenziale fiscale pesa una più elevata tassazione energetica che, secondo gli ultimi dati resi disponibili da Eurostat, in Italia vale il 2,8% del PIL, di 0,9 punti superiore alla media europea e distante dall’1,9% della Francia, dall’1,8% del Regno Unito, dall’1,5% della Germania e della Spagna. In valore assoluto il tax spread sull’energia vale 15.967 milioni di euro di maggiore prelievo sui contribuenti italiani. La posta più rilevante del prelievo fiscale sulle commodities energetiche è rappresentata dalle accise sui carburanti che – secondo i conti dell’Istat – nel 2017 registrano un gettito di 26.098 milioni di euro, con un aumento su base annua dell’1,6% a fronte della stagnazione nel biennio 2015-2016 e un calo nel biennio 2013-2014.

Sulla base della rilevazione del 28 maggio si calcola che l’Italia è il primo Paese tra i 28 dell’Unione Europea per accisa sui carburanti; di conseguenza il nostro Paese si colloca al primo posto in Europa per costo dei carburanti pagato dalle imprese che in media, al netto dell’Iva, è pari a 1.294,2 euro/1000 litri. Nello specifico le accise sulla benzina ammontano a 728,4 euro/1000 litri e quelle sul gasolio a 617,4 euro/1000 litri; per entrambe le due tipologie di carburanti l’Italia è al 2° posto tra i 28 Paesi dell’Unione Europea per livello assoluto delle accise. Al netto della tassazione, il costo medio dei carburanti nel nostro Paese si allinea maggiormente alla media UE (+1,4%, con Italia al 14° posto nel ranking UE).

In conclusione proponiamo due considerazioni sugli interventi di politica economica che influiranno sul quadro della tassazione energetica. Nel “Contratto per il Governo del cambiamento” definito dalle forze politiche che sostengono il nuovo Governo viene esplicitata l’intenzione di disattivare le clausole di salvaguardia evitando un aumento dell’Iva che sui carburanti peserebbe per 817 milioni di euro di maggiore prelievo. Inoltre il documento preannuncia un intervento per “eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”.

A tal proposito va ricordato che il 58,0% delle accise sulla benzina è ascrivibile a componenti legate ad eventi straordinari: nel dettaglio il 31,7% del prelievo si riferisce ad eventi datati del secolo scorso quali interventi militari e crisi internazionali (la guerra di Etiopia del 1935, la guerra del Libano del 1983, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Bosnia Erzegovina del 1996 e la crisi di Suez del 1956), tre terremoti (Belice del 1968, Friuli del 1976, Irpinia del 1980), il disastro del Vajont del 1963 e l’alluvione di Firenze del 1966.

L’analisi della tassazione energetica nella rubrica settimanale su QE-Quotidiano energia e il focus sulle accise nella nota dell’Ufficio Studi Confartigianato Marche “Costo dei carburanti in Italia”. Clicca qui per scaricarla.

 

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