La nuova disciplina per l’etichettatura calzature e tessili

ROMA - Dal 4 gennaio 2018 è in vigore il quadro sanzionatorio per le violazioni della normativa sull’etichettatura di scarpe e prodotti tessili.

Il decreto legislativo 190/2017, infatti, prevede multe dai 200 ai 20mila euro per chi viene meno alle indicazioni previste dalla direttiva europea 94/11, sui componenti delle calzature, e dal regolamento europeo 1007/2001, sulle fibre e la composizione dei prodotti tessili.

Finalmente riusciamo ad avere delle azioni punitive abbastanza importanti – ha detto Fabio Pietrella, Presidente di Confartigianato Moda – Partiamo dalla poco trasparenza in etichetta con sanzioni di 200 euro per arrivare a dichiarazioni mendaci sull’etichettatura dei prodotti tessili con sanzioni di 20mila euro e l’immediato sequestro delle merci. Ovviamente, questo è un’azione di controllo molto efficace, che avrà un risultato concreto nel regolamentare il nostro sistema. I primi a guadagnarci, ovviamente, saranno i consumatori finali”.

Le norme previste dal decreto legislativo 190/2017 si applicano a chi produce, importa o distribuisce sul mercato nazionale scarpe o prodotti tessili che non riportano sulle etichette dei capi e delle calzature tutte le informazioni previste dalle normative europee. Una volta di più, l’impegno di Confartigianato va in una doppia direzione: da una parte quella di tutelare le produzioni di qualità, dall’altra, invece, quella di fornire ai consumatori una corretta informazione sui prodotti acquistati.

 

E’ attraverso l’assoluta trasparenza del mercato e delle informazioni sui nostri prodotti, scarpe o prodotti tessili che siano, che riusciamo a riprendere la fiducia di quei mercati che ora non ci credono più. Molto spesso sentiamo sui tg di sequestri di prodotti contraffatti o contaminati da agenti chimici utilizzati durante la lavorazione. Ecco, noi dobbiamo riprendere il controllo di questa filiera – ha concluso Pietrella – Una filiera molto corta, che porta le aziende artigiane del settore della moda vicino al consumatore, che poi è l’elemento centrale delle nostre produzioni. Ci dobbiamo muovere in questa direzione se vogliamo che l’Italia sia baluardo della trasparenza e della moda artigiana”.

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