Simone Balli: "Arte, artigianato e cultura, un legame indissolubile"

L'intervento del presidente di Confartigianato Imprese Pistoia all'evento “Arte, Artigianato e Cultura” che si è svolto a Giaccherino domenica 17 dicembre. 

di Simone Balli 

Il tema di questo evento “Arte, Artigianato e Cultura” si inserisce perfettamente nella linea che Confartigianato Imprese Pistoia ha adottato quest’anno in occasione dell’impegnativo ruolo di “Pistoia capitale Italiana della cultura 2017”.

La scelta politica che abbiamo assunto trova origine nella convinzione che la cultura sia anche un fattore economico.

La dimostrazione di quanto appena detto l’abbiamo avuta in occasione dell’assemblea annuale della nostra associazione dello scorso giugno.

Allora portammo alla “ribalta” un artigiano, Enrico Salvadori, uno scultore, Mauro Vaccai, ed un fumettista, Luca Boschi. Tre pistoiesi molto noti nel mondo, ma tutti legati proprio dal tema di questo evento “Arte, Artigianato e Cultura”.

Riprendo alcuni passi della mia relazione all’assemblea per sottolineare come attraverso le loro mani, loro danno corpo, in forme diverse, al sentimento che altro non è che un’espressione dell’anima. Boschi, Salvadori e Vaccai sono artisti del “bello”. Guardando le loro opere si attiva naturalmente in noi una riflessione profonda. In qualche modo ci aiutano a “liberare” i nostri sentimenti creandoci benessere ed allegria.

A nostro giudizio il legame tra arte, artigianato e cultura è indissolubile perché noi artigiani diamo forma e sostanza a prodotti che abbiamo prima immaginato, mentre l’artista da vita ad opere d’arte che sono il frutto della propria sensibilità e talento.

Ma esiste anche un altro legame tra arte, artigianato e cultura. Anche gli artisti sono degli “artigiani” perché nella realizzazione delle loro opere, come l’artigiano, sono alla continua ricerca delle migliori tecniche lavorazione.

Ma tale “ricerca” è nel Dna dell’artigiano che non smette mai di cercare tecniche nuove, usando le vecchie come base di partenza. Ed è proprio grazie a questo che dalle mani dell’artigiano nascono opere d’arte uniche.

Quindi, senza ombra di dubbio, posso affermare che un artigiano pensa e progetta con la testa, filtra e adatta il proprio pensiero con il cuore e lo realizza con le sue mani.

L’evento di oggi non l’abbiamo pensato come mera celebrazione del connubio arte ed artigianato e neppure come semplice contributo di Confartigianato Imprese Pistoia e di Cna Toscana Centro al cartellone di Pistoia Capitale italiana della cultura 2017.

L’adesione del Comune di Pistoia alla Carta internazionale dell’Artigianato Artistico, rappresenta per noi il momento più importante di questa giornata in quanto “formalizza ed ufficializza” – se così vogliamo dire – l’importanza dell’artigianato nell’economia della città e della provincia tutta.

L’artigianato conta quasi 10mila aziende ed occupa quasi 15mila persone (tra titolari, soci, collaboratori e dipendenti). Ha sofferto e, purtroppo, continua a soffrire: pensiamo a tutto il comparto casa (edilizia, installazione di impianti e tutti gli altri mestieri interessati).

Ma l’ottimismo (inteso come fiducia nel futuro) è il nostro segno distintivo. La voglia di “combattere” non ci è mai mancata, anche se spesso ci domandiamo chi ce lo fa fare visto i continui lacci e lacciuoli che lo Stato ci impone quando invece lo vorremmo al nostro fianco come facilitatore.

Ed allora continuiamo ad affrontare la crisi come “opportunità” di sviluppo e di crescita. Continuiamo a credere, e lo dimostriamo nei fatti, che i nostri dipendenti non sono solo forza lavoro, ma sono nostri collaboratori. Questa diversità di vedute rispetto ad altri comparti è una nostra diversità di cui siamo fieri, perché il benessere dei lavoratori e dei datori di lavoro è il vero fondamento di una società democratica.

E’ tale benessere che differenzia la democrazia da altre forme sociali, partendo dall’assunto che per noi la finanza “è” strumentale all’economia reale e non un mero mezzo di arricchimento.

Le micro e piccole imprese non fanno finanza creativa, non spostano le loro sedi a seconda del vantaggio fiscale, non considerano i loro dipendenti come numeri ed al loro vertice non hanno manager che quando cessano il loro rapporto di lavoro portano via faraoniche liquidazioni.

In questa occasione vorrei sottolineare come ancor oggi avvertiamo un sentimento diffuso di sfiducia verso gli imprenditori, alimentato anche da troppi effetti mediatici di ritorno.

Mi riferisco all’abusivismo, alla concorrenza sleale ed ai fenomeni connessi che impediscono un normale ed ordinato sviluppo delle imprese. Parlo di effetto mediatico di ritorno perché l’abusivismo è “inquadrato come una possibile forma di impresa”. Non è così!

L’abusivo è un falso imprenditore, perché opera al di fuori di qualunque norma e quindi il suo status non è di imprenditore.

 

Questi soggetti non hanno nulla a che fare con le nostre imprese. Essi sono i primi nostri concorrenti. E’ da queste pseudo imprese che derivano i maggiori problemi per i consumatori e, conseguentemente, un danno che ci ricade addosso: oltre al danno anche la beffa.

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