Partecipate pubbliche locali: il 32,2% in perdita, solo il 6,3% degli affidamenti con gara

 

ROMA (Ufficio studi) - L’analisi della struttura di offerta delle partecipate delle pubbliche amministrazioni locali evidenzia il persistere di alcune criticità e nei piani di razionalizzazione previsti dal nuovo Testo Unico sulle partecipate una società su tre è interessata da procedure di dismissione, fusione o uscita dell’ente pubblicato dalla compagine societaria.

L’analisi dei dati pubblicati dalla Corte dei conti nel referto 2017 sugli organismi partecipati degli enti territoriali evidenzia la prevalenza degli enti strumentali, per i quali l’offerta pubblica di servizi alle Amministrazioni locali si sostituisce all’offerta privata, frequentemente in condizioni di protezione dai meccanismi concorrenziali di mercato. Nei servizi pubblici locali – energia, acqua, rifiuti, trasporto, sanità e servizi sociali – operano 2032 organismi, con 232 mila addetti e un valore della produzione di 59,6 miliardi di euro, che rappresentano il 34,6% degli organismi e il 71,3% del valore della produzione, mentre i due terzi (65,4%) delle imprese pubbliche locali erogano servizi strumentali, servizi di supporto delle amministrazioni pubbliche in relazione a funzioni pubbliche di cui restano titolari gli enti serviti.

E’ ancora scarsa l’apertura del settore alla concorrenza: gli affidamenti con gara sono solo il 6,3% del totale, che sale al 7,5% nei Servizi pubblici locali – con una accentuazione del 16,5% nel Trasporto – mentre cade al 4,0% nei Servizi strumentali.

La quota di organismi in perdita è del 32,2%, che si limita al 20,7% nelle attività dei Servizi pubblici mentre sale al 38,2% nell’ambito dei Servizi strumentali. In alcune regioni le perdite d’esercizio superano gli utili d’esercizio al netto delle imposte e il fenomeno è maggiormente accentuato per le partecipazioni pubbliche al 100%: in questo caso si osserva che i più ampi divari negativi tra utili e perdite sono presenti in Campania con 91,9 milioni di euro di perdita e 12,1 milioni di utile e Lazio con perdite pari a 114,1 milioni contro utili per 37,6 milioni; seguono Sicilia con perdite per 39,4 milioni e utili per 10,9 milioni, Calabria con perdite per 20,6 milioni e utili per 309 mila euro, Lombardia con perdite per 185,8 milioni e utili per 173,4 milioni, Molise con perdite per 5,8 milioni e utili per 1,5 milioni e Umbria con perdite per 4,6 milioni e utili per 4,3 milioni. In termini relativi il peso delle perdite sul valore della produzione è del 12,1% in Calabria, del 6,6% in Campania, del 5,1% in Molise, del 2,9% in Sicilia, del 2,76% nel Lazio, mentre si limita allo 0,2% in Umbria e Lombardia.

In generale le partecipate locali presentano un’incidenza del costo del personale sul costo della produzione del 21,0%, che sale a 30,3% negli organismi a totale partecipazione pubblica. In particolare condizioni maggiormente labour intensive – dove l’incidenza del costo del personale nelle partecipazioni totalitarie supera la metà del costo della produzione – si registra in Sicilia (58,6%), Calabria (54,9%), Campania (51,2%). Le tavole con i dati per regione nell’Appendice statistica.

L’analisi dei dati sulla dimensione delle imprese pubbliche locali stilizza le condizioni di bassa efficienza e di “nanismo”. Sono 190 gli organismi partecipati con un numero di dipendenti inferiore ai membri del Consiglio di Amministrazione, quasi una partecipata su due (44,7%) ha meno di 20 dipendenti e il 30,8% ha un valore della produzione inferiore a mezzo milione di euro.

Nella galassia delle partecipate pubbliche locali le inefficienze si traslano frequentemente sugli utenti con alti prezzi e una bassa qualità dei servizi. Negli ultimi cinque anni – tra ottobre 2012 ed ottobre 2017 – i prezzi dei Servizi a regolamentazione locale aumentano del 12,1% a fronte di un debole crescita (+1,9%) dell’indice dei prezzi al consumo; anche nell’ultimo anno, mentre l’inflazione si ferma all’1,0%, le tariffe locali salgono dell’1,6%. Sul fronte della qualità dei servizi la soddisfazione dei servizi pubblici in Italia è dimezzata rispetto la media UE. Una più elevata quota di affidamenti con gara potrebbe garantire prezzi più competitivi e una migliore qualità del servizio.

 

La prima ricognizione effettuata dal MEF sui piani di razionalizzazione previsti dal nuovo Testo Unico sulle partecipate evidenzia che su 4.701 società a partecipazione diretta delle amministrazioni pubbliche esaminate, il 35,1% è interessato da dismissioni, fusioni od uscita dell’ente pubblico: la concreta attuazione dei piani dovrebbe ridurre in modo apprezzabile le imprese in perdita ed eliminare dal mercato gli organismi più piccoli e quelli meno efficienti.

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