Centro studi Confartigianato. Con Brexit perdita di export delle medie e piccole imprese per 727 milioni di euro

 

ROMA – Il Regno Unito lascia l'Unione Europea, dunque: il 51,9% dei sudditi della Regina, hanno scelto “Leave”. Ed ora cosa succede?

Pochi giorni fa, l'Ufficio studi di Confartigianato nazionale, aveva fatto una analisi economica nel caso in cui avesse vinto il Brexit.

Il Regno Unito è la seconda economia dell’Ue a 28 Stati con un Prodotto interno lordo che nel 2016 vale 2.761 miliardi di euro, il 16,8% dell’intera Unione e il 3,7% del PIL mondiale.

Oggi l’Unione europea a 28 vale il 22,3% del PIL mondiale ed è la seconda potenza economica mondiale dopo gli Usa (25,1%) e davanti alla Cina (15,4%) e al Giappone (6,0%); con la vittoria dei “leave” l’uscita del Regno Unito farà scendere la quota dell’Ue senza il Regno Unito al 18,5% del PIL mondiale e – considerando le più recenti previsioni di aprile del Fondo monetario internazionale – la combinazione tra Brexit e il tasso di crescita porterebbe nel 2020 l’Unione senza la Gran Bretagna, ad essere sorpassata dalla Cina.

Con la Brexit si sposterà il baricentro del made in Italy. Attualmente le esportazioni italiane sono per la maggioranza (54,7%) destinate nei 28 Paesi dell’Ue; con la vittoria dei “leave” diventerà maggioritaria la quota di made in Italy destinata ai Paesi extra Ue: all’attuale 45,3% si dovrebbe sommare il 5,5% del Regno Unito per arrivare al 50,8%.

Negli ultimi dodici mesi (aprile 2015-marzo 2016) abbiamo esportato nel Regno Unito beni e servizi per 22.579 milioni di euro. L’Italia rappresenta il settimo fornitore del Regno Unito e nel 2015 rappresenta il 3,8% degli acquisti inglesi dall’estero.

Sempre negli ultimi dodici mesi le esportazioni manifatturiere nei settori a più alta concentrazione di medie e piccole imprese verso il Regno Unito sono state pari a 7.538 milioni di euro, rappresentano il 33,4% dell’export complessivo verso il Paese ed incidono per lo 0,52% del valore aggiunto italiano.

Il settore delle medie e piccole imprese con maggiori vendite nel Regno Unito è l’Alimentare con 1.972 milioni di euro, seguito da Abbigliamento con 1.381 milioni, Pelle con 1.051 milioni, Mobili con 939 milioni, Prodotti metallo con 894 milioni, Altre manifatturiere con 769 milioni, Tessile con 424 milioni e Legno con 106 milioni.

Sulla base delle valutazioni dell’Ocse (2016), che individuano l’impatto della Brexit sulla domanda di importazioni pari al 9,4% per i beni intermedi e al 9,7% per i beni di consumo, si stima che la vittoria dei “leave” determinerà 727 milioni di euro di minori esportazioni italiane nei settori a maggiore concentrazione di micro e piccola impresa.

L’analisi per territorio mostra che la regione con la maggiore esposizione nei settori di medie e piccole imprese sul mercato del Regno Unito – valutata come incidenza percentuale delle esportazioni manifatturiere dei settori a più alta concentrazione di medie e piccole imprese sul valore aggiunto del territorio – è il Friuli-Venezia Giulia con l’1,22%, media nazionale dello 0,52%, seguito dal Veneto con l’1,12%, dalla Toscana con lo 0,96% e dall’Emilia-Romagna con lo 0,94%.

 

Le prime dieci province per esposizione sono Belluno con l’export di medie e piccole imprese sul valore aggiunto regionale pari al 3,93%, seguita da Pordenone con il 2,64%, Gorizia con il 2,58%, Reggio Emilia con il 2,41%, Piacenza con il 2,35%, Prato con il 2,19%, Treviso con il 2,01%, Vercelli con l’1,78%, Vicenza con l’1,71% e Salerno con l’1,70%.

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