Venerdì, 22 Novembre 2019 13:43

Legge di bilancio 2020, gli emendamenti di Confartigianato

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ROMA – Questi sono gli emendamenti alla Legge di bilancio 2020, presentati da Confartigianato Imprese. 

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022

  1. Ecobonus: soppressione meccanismo sconto in fattura

  2. Soppressione dell’esclusione dei veicoli pesanti di categoria euro 3 ed euro 4 dal beneficio del rimborso parziale delle accise sul gasolio

  3. Economia circolare – possibilità di usufruire del credito d’imposta ambientale anche in assenza di acquisizione di beni compresi nell’elenco “impresa 4.0”

  4. Soppressione Plastic Tax

  5. Abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia

  6. Incremento del limite per l’apposizione del visto di conformità

  7. Riduzione della ritenuta sui bonifici che danno diritto a detrazioni

  8. Abrogazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA

  9. Abrogazione della disciplina dello split payment

  10. Proroga Bonus Verde

  11. Ripristino regime flat tax per imprese con volumi d’affari fra i 65.000 ed i 100.000 euro di fatturato

  12. Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale e produttivo

  13. Inclusione dei software gestionali delle piccole imprese fra i beni immateriali

           agevolabili da impresa 4.0

     14. Riconoscimento del super ammortamento agli investimenti eseguiti tra gennaio e marzo 2019 esclusi dalla proroga dell’agevolazione di cui al decreto n. 34/2019

     15. Bonus “facciate”: ampliamento temporale per gli interventi su facciate di

          condomini

     16. Bonus “facciate”: agevolazione fruibile anche in relazione ad immobili

          commerciali inseriti in condomini

  1. Fringe benefit auto aziendali: soppressione

  2. Fringe benefit auto aziendali: applicazione alle auto concesse in uso dopo il 1° gennaio 2020

  3. Estensione della deducibilità della nuova IMU ai fini IRAP 20. Deducibilità nuova IMU

  4. Deducibilità nuona Imu – anticipazione

  5. Esoneri dalla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi

  6. Ripristino misure agevolative relative ad assegnazioni beni ai soci, estromissione beni e scioglimento società di comodo

  7. Inapplicabilità del livello di affidabilità fiscale dei contribuenti ai fini delle specifiche strategie di controllo, basate su analisi del rischio di evasione fiscale, dell'Agenzia delle entrate e il Corpo della guardia di finanza

 

1. Ecobonus: abrogazione del meccanismo sconto in fattura

Emendamento

Dopo l’articolo 19, inserire il seguente:

Articolo 19-bis (Modifiche all'articolo 47 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34)

Dopo il comma 1, inserire il seguente: “1-bis. All'articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, i commi 1, 2 e 3 sono abrogati”.

Motivazione

L’emendamento è diretto a abrogare il meccanismo dello sconto in fattura per i lavori relativi all’ecobonus e al sisma bonus introdotto dal dl 34/2019 (c.d. Dl crescita) in quanto esso produce una distorsione grave del mercato a danno delle micro e piccole imprese dei settori costruzioni ed installazione di impianti e infissi in capo ai quali si scaricano i relativi oneri.

Il meccanismo introdotto prevede, infatti, che in alternativa alla detrazione fiscale in 10 anni, chi effettua i lavori possa ottenere uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori stessi. L’impresa può poi o farsi rimborsare lo sconto tramite un corrispondente credito d’imposta (da utilizzare esclusivamente in compensazione nell’arco di cinque anni), o può scegliere di cedere il credito così acquisito ai propri fornitori ma non a banche e intermediari finanziari.

Lo sconto in fattura penalizza, escludendole dal mercato, circa mezzo milione di piccole imprese (con 1,2 milioni di addetti e l’89% dell’occupazione del settore) del “sistema casa” che non sono in grado di praticare lo sconto in ragione della scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta. Ciò a vantaggio dei fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria (ad esempio le grandi multiutility e le multinazionali del

“fai da te”) che sono in condizione di anticipare la liquidità necessaria a integrare lo sconto. Anche la cessione del credito appare un’ipotesi di scarsa realizzabilità in concreto, poiché, in generale, nessun fornitore si accollerà né il credito né gli oneri finanziari e i relativi rischi dell’operazione.

La norma determina, quindi, un effetto di decrescita ‘a spirale’: se l’impresa non riesce a sostituire i lavori a cui deve rinunciare per incapienza, si riduce il fatturato e di conseguenza anche i versamenti per IVA e imposte dirette. Inoltre, alcuni sconti effettuati negli anni precedenti potrebbero non essere compensati, determinando una perdita economica per l’impresa.

Altra grave conseguenza è che le imprese rinunceranno ad assumere nuovi lavori. Come rilevato dalla nota dell’Ufficio Studi di Confartigianato dell’11 luglio 2019, ad esempio, una micro impresa-tipo di cinque addetti appartenente alla filiera delle costruzioni il cui fatturato sia costituito per il 75% da interventi incentivati, nell’arco di un quinquennio dovrà rinunciare al 58% dei lavori, in quanto a partire dal terzo anno gli sconti in fattura superano i 70 mila euro di versamenti all’erario.

La norma alimenta una domanda che può essere soddisfatta solo dai grandi player a scapito delle numerosissime aziende di ridotte dimensioni che a seguito della crisi del settore delle costruzioni hanno già perso 238 mila occupati in cinque anni pari al 17,0% in meno.

La stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato ha evidenziato che la norma “appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni.” (Bollettino Agcm n. 26 del 1/7/2019, pagg. 19-21).

La norma, pertanto, genera un aumento dei prezzi al consumo in quanto per permettere l’assorbimento della mancata attualizzazione del contributo riconosciuto ai clienti inevitabilmente vi è una lievitazione del prezzo finale del prodotto al consumatore: lo Stato concede ai cittadini 10 anni di dilazione delle detrazioni, mentre impone alle imprese private di praticare lo sconto immediato.

Si chiede, quindi, l’abrogazione della previsione dello sconto in fattura che genera solo gravi effetti distorsivi della concorrenza con pesanti danni per le micro e piccole imprese dei settori interessati che da qui a pochi anni sarebbero di fatto escluse dal mercato degli investimenti incentivati dall’ecobonus e dal sisma bonus che nel 2018 ha veicolato investimenti per 3.331 milioni di euro.

2. Soppressione dell’esclusione dei veicoli pesanti di categoria euro 3 ed euro 4 dal beneficio del rimborso parziale delle accise sul gasolio

Emendamento

Art. 76

(Disposizioni in materia di accisa sul gasolio commerciale): sopprimerlo

Motivazione

L’emendamento propone la soppressione dell’art. 76 del DDL diretta ad escludere i veicoli pesanti di categoria Euro 3 ed Euro 4 dal beneficio del rimborso parziale delle accise sul gasolio consumato. Tale misura, infatti, In assenza di un piano pluriennale per il rinnovo del parco circolante, con contestuale obbligatoria rottamazione dei veicoli più vetusti ed inquinanti che sia realizzabile dal punto di vista delle dotazioni di risorse realmente aggiuntive, rispetto a quelle già previste dalla legislazione vigente per le stesse finalità produce effetti fortemente negativi in quanto: - è adottata in maniera estemporanea, al di fuori di una comune strategia per la sostenibilità che coinvolga ogni settore di attività economica in proporzione alle rispettive “responsabilità emissive”, finendo così per penalizzare la sola categoria dell’autotrasporto merci e persone e deprimendo così ulteriormente la competitività delle imprese italiane rispetto ai competitors esteri; - interviene su un settore responsabile soltanto di meno del 5% delle emissioni climalteranti totali del Paese – con un dato peraltro in costante diminuzione nel tempo; - non destina le risorse risparmiate a politiche attive per la riconversione ambientale del settore, limitandosi soltanto a recuperare risorse in danno alla competitività complessiva del comparto.

In base alla relazione tecnica del provvedimento, i risparmi per le casse dello Stato e le conseguenti penalizzazioni per le imprese ammonterebbero, nei due anni, a circa 1 MLD di euro. Le imprese nazionali di autotrasporto di merci già scontano condizioni di contesto, anzitutto fiscali e previdenziali, che le penalizzano significativamente nel confronto internazionale, visto che negli ultimi 20 anni la loro quota di mercato nei traffici internazionali si è dimezzata, passando da circa il 40% di inizio secolo, al 20% del 2018. Qualsiasi misura volta alla rimodulazione dei sussidi dannosi per l’ambiente dovrà avvenire con il preventivo coinvolgimento dei diversi settori interessati, tenendo necessariamente conto di tutte le dimensioni della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale. È infatti essenziale preservare il ruolo svolto da misure quali il rimborso parziale delle accise sui consumi, strutturalmente compensative dei maggiori costi sostenuti dalle imprese italiane, al fine di sostenere la competitività di queste ultime nel confronto internazionale.

3. Economia circolare – possibilita’ di usufruire del credito d’imposta ambientale anche in assenza di acquisizione di beni compresi nell’elenco “impresa 4.0”

Emendamento

Art. 22 (Incentivi fiscali all'acquisizione di beni strumentali e per l'economia circolare)

Al comma 8 sopprimere le parole: «compresi nell’elenco di cui agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232».

Motivazione

L’emendamento ha l’obiettivo di riconoscere il credito d’imposta aggiuntivo del 10% agli investimenti in macchinari e software che hanno caratteristiche tecniche tali da perseguire gli obiettivi ambientali previsti dalla norma, pur non essendo necessariamente ricompresi negli allegati A e B di cui alla legge n. 232/2016. I beni ricompresi nelle citate Tabelle, infatti, non sempre presentano caratteristiche tecniche tali da garantire la realizzazione di progetti ambientali. Il richiamo degli allegati A e B appare senz’altro giustificabile per il riconoscimento di un’agevolazione quale l’iper ammortamento, ma rischia di essere penalizzante nelle misure volte a perseguire uno sviluppo industriale sostenibile per l’ambiente, vero obiettivo dell’agevolazione di cui ai commi 8-13. La disposizione non necessita di copertura finanziaria in quanto la RT non prende in considerazione, ai fini della stima, le sole imprese che hanno effettuato investimenti in beni che godono dell’agevolazione dell’iperammortamento. 

4. Soppressione Plastic Tax

Emendamento

Articolo 79 (Plastic Tax): sopprimerlo

Motivazione

L’art. 79 prevede l’istituzione di un’imposta di consumo sui manufatti in materie plastiche con singolo impiego (MACSI) che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o prodotti alimentari.

Tale disposizione presenta rilevanti criticità e non individua correttamente le azioni efficaci per disincentivare produzioni poco sostenibili. Colpire indifferentemente tali prodotti, senza alcuna distinzione sulla base delle potenzialità in termini di nuova valorizzazione (attraverso riciclo e recupero) del bene tassato - né per quelli che contengono materiale riciclato – è una misura che si muove in chiara controtendenza rispetto alla volontà dichiarata di sostenere l’economia circolare.

Va poi considerato che sugli imballaggi in plastica già oggi gravano prelievi ambientali (Contributo Conai) che finanziano positivamente la loro raccolta e riciclo. Contributo che, peraltro, viene già applicato in misura differenziata proprio in base alle caratteristiche ambientali dell’imballaggio, fino ad un importo massimo per la plastica di 546 Euro/T.

In aggiunta, è necessario evidenziare come si continui a privilegiare in maniera indistinta, come unica tecnologia ritenuta ambientalmente sostenibile, quella di cui alla norma UNI EN 13432. Anche questa scelta appare priva di una compiuta analisi che avrebbe dovuto tenere conto in maniera più complessiva delle caratteristiche tecniche, sotto il profilo ambientale, dei beni colpiti, tra cui anche la possibile sostituibilità in base all’utilizzo, elemento fondamentale affinché la tassa introdotta possa rappresentare effettivamente una leva per la riduzione del consumo di tali beni.

Preme inoltre sottolineare che la disposizione così come introdotta non produrrebbe l'auspicato effetto deterrente sugli utenti finali rispetto a comportamenti e abitudini di consumo poco virtuosi e poco sostenibili.

La misura rischia di generare effetti contrastanti rispetto alla volontà dichiarata di sostenere l’economia circolare in quanto è indirizzata indistintamente verso tutti i prodotti, e quindi anche verso quelli che contengono materiale riciclato.

Nel mondo delle micro e piccole imprese, ad essere colpiti non sono soltanto i produttori - che comunque sono presenti in modo molto significativo, soprattutto in alcuni territori leader mondiali nel packaging - ma anche gli operatori che effettuano la prima immissione sul mercato nazionale, ovvero tutte quelle imprese che acquistano materiali plastici da imballaggio direttamente all’estero (anche magari attraverso piattaforme di commercio elettronico, ipotesi molto frequente) e sono costrette quindi a sostenere l’onere della tassazione senza avere, peraltro, il tempo necessario per riorganizzare la produzione ed eventualmente rimpiazzare i materiali plastici impiegati.

Stiamo parlando dei settori che utilizzano imballaggi in plastica con singolo impiego (MACSI) per il contenimento, la protezione, la manipolazione o la consegna di prodotti alimentari, quali ad esempio bottiglie, buste e vaschette per alimenti in polietilene, contenitori in tetrapak utilizzati per diversi prodotti alimentari liquidi (latte, bibite, vini, ecc), oltre che l’impiego di "dispositivi realizzati totalmente o parzialmente in materiale plastico che consentono la chiusura (es. tappi) o la presentazione ( es. etichette, involti, scatole) di MACSI come avviene in molti settori dell’abbigliamento o della manifattura in generale che acquistano le forniture direttamente in Paesi esteri non soggetti alla medesima imposizione.

Va aggiunto, per quanto riguarda i prodotti alimentari, che la plastica offre garanzie assolutamente comprovate di conservazione ed evita il rischio di contaminazione per tali beni che, per loro natura, possono deteriorarsi facilmente senza opportuno imballaggio. Una garanzia che le altre scelte praticabili di mercato, sia a livello tecnologico che economico, al momento, non offrono. Pertanto, la penalizzazione di questi prodotti attraverso l’applicazione dell’imposta, non stimolerebbe minimamente la produzione e il consumo di beni ambientalmente alternativi più virtuosi.

L’imposta ricomprende poi anche tutti quei prodotti con percentuali significative di materia prima riciclata (in linea peraltro con quanto disposto dalla direttiva europea 2019/904 sulla plastica monouso - Single Use Plastics, SUP). Le uniche esclusioni previste sono, infatti, indirizzate alla siringa come dispositivo medico, ai prodotti in plastica biodegradabile e compostabile secondo lo standard UNI EN 13432:2002, nonché ai contenitori riutilizzabili. Andando a colpire anche i prodotti e gli imballaggi che contengono materiale riciclato, si rischia di bloccare gli investimenti e gli sforzi delle imprese impegnate nella transizione “green” e di paralizzare gli stessi consorzi del riciclo.

Per tutte le ragioni sopra considerate si richiede quindi la soppressione dell’art. 79 del ddl di Bilancio.

Impatto economico: la proposta emendativa andrà a generare un mancato gettito come di seguito riportato:

Quantificazione del mancato gettito (milioni di euro) 2020 2021 2022 2023 Totali per anno 1.079,5 1.781,5 1.536,8 1.720,7 Totale complessivo 6.118,5

5. Abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia

Emendamento

Dopo l’articolo 39, inserire il seguente: Articolo 39-bis (Abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia)

1. All’articolo 17, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, le lettere a) e a-ter) sono soppresse. 2. La disposizione di cui al comma 1 si applica alle operazioni effettuate a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della presente legge.

Motivazione

L’applicazione del “reverse charge” al settore edile determina notevoli incertezze ed è fonte di errori in considerazione della difficoltà di identificazione delle attività soggette al regime medesimo. Per effetto dell’entrata in vigore dal 1° gennaio 2019 dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica fra privati e, quindi, della possibilità di effettuare puntuali controlli in materia di versamenti IVA, l’emendamento proposto prevede l’abrogazione della disciplina del reverse charge in edilizia che determina difficoltà applicative e l’insorgere di posizioni creditorie IVA in capo agli operatori.

In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria. 

6. Incremento del limite per l’apposizione del visto di conformità

Emendamento

Dopo l’articolo 39, inserire il seguente: Articolo 39-bis (Incremento del limite di valore per l’apposizione del visto di conformità sui crediti)

1. All’articolo 10, comma 1, lettera a), n. 7, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 le parole: «5.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «50.000 euro».

Motivazione

In considerazione dell’avvio generalizzato dell’obbligo di fatturazione elettronica, che permette un controllo tempestivo delle posizioni dei singoli contribuenti, l’emendamento proposto è finalizzato ad innalzare da 5.000 euro a 50.000 euro la possibilità di compensazione dei crediti IVA senza necessità di apposizione del visto di conformità. L’innalzamento del limite rappresenta una notevole semplificazione per il sistema tributario ed una importante riduzione dei costi burocratici per le imprese. In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria. 

7. Riduzione della ritenuta sui bonifici che danno diritto a detrazioni

Emendamento

Dopo l’articolo 39, inserire il seguente: Articolo 39-bis (Riduzione della ritenuta sui bonifici che danno diritto a detrazioni)

1. All’articolo 25, comma 1 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122, le parole: «8 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «4 per cento».

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica in relazione ai bonifici effettuati a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della presente legge.

Motivazione

L’attuale ritenuta dell’8 per cento applicata dalle banche sui bonifici che riconoscono detrazioni fiscali costituisce una misura che crea pesanti ripercussioni finanziarie sulle imprese, generando situazioni croniche di crediti fiscali. Con l’applicazione dell’aliquota dell’8 per cento sui ricavi, in settori economici che - sulla base dei dati degli studi di settore ed ISA - dimostrano una redditività del 10 per cento, significa chiedere l’anticipazione dell’80 per cento del reddito realizzato. Considerata l’introduzione della fatturazione elettronica che permette controlli immediati, la proposta emendativa è finalizzata a ridurre la ritenuta al 4 per cento. Per mantenere tracciabilità dei flussi relativi ai ricavi delle imprese non è necessario tenere una aliquota così elevata, è sufficiente un’aliquota minima.

In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria. 

8. Abrogazione della comunicazioni delle liquidazioni periodiche iva

Emendamento

Dopo l’articolo 39, inserire il seguente: Articolo 39-bis (Abrogazione dell’obbligo di comunicazione delle liquidazioni periodiche)

1. L’articolo 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato.

Motivazione

L’emendamento è finalizzato all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) in considerazione del fatto che con l’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato è possibile un puntuale controllo, da parte dell’Amministrazione finanziaria, dei versamenti IVA dovuti dai soggetti passivi.

In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria. 

9. Abrogazione della disciplina dello split payment

Emendamento

Dopo l’articolo 39, inserire il seguente: Articolo 39-bis (Abrogazione della disciplina dello split payment)

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) l’articolo 17-ter è abrogato; b) all’articolo 30, terzo comma, lettera a), le parole «, nonché a norma dell’articolo 17-ter» sono soppresse. 2. L’articolo 1, comma 633 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è abrogato. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano alle operazioni effettuate a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della presente legge.

Motivazione

L’articolo 12 del D.L. n. 87 del 2018 ha abrogato lo split payment unicamente in relazione ai compensi relativi ad attività professionali, creando una palese disparità di trattamento con il sistema delle imprese nei cui confronti l’istituto rimane in vigore fino al 30 giugno 2020. L’emendamento proposto è finalizzato ad abrogare completamente la disciplina dello split payment. Come è noto, dopo l’ottenimento dell’autorizzazione da parte dell’Europa, l’Italia ha portato il termine di applicazione dello split payment (scissione dei pagamenti IVA) dal 31 dicembre 2017 (sua scadenza naturale) al 30 giugno 2020. Inoltre, dal 1° luglio 2017, è stato esteso in modo importante il suo ambito di applicazione. Da tale data, infatti, lo “split payment”, oltre ad interessare le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione nella più ampia

definizione, si rende applicabile anche alle fatture emesse nei confronti, tra l’altro, dei seguenti soggetti:  società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;  società controllate direttamente dalle Regioni, Province, Città Metropolitane, Comuni, Unioni di Comuni;  società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana. Al riguardo, si evidenziano le negative ripercussioni sull’equilibrio finanziario delle imprese derivanti dall’applicazione del meccanismo, emergenti, in primo luogo, dai mancati incassi dell’IVA da parte dei clienti a fronte dell’IVA dovuta ai fornitori per gli acquisti di beni e servizi, con l’ulteriore onere di dover sostenere importanti costi amministrativi per poter recuperare quanto prima i crediti IVA che ne scaturiscono. Pertanto, considerando gli ingenti danni finanziari che questo istituto sta creando alle imprese fornitrici della P.A., è fondamentale procedere alla sua abrogazione. I controlli sull’effettivo pagamento dell’IVA dovuta sulle fatture possono essere fatti in modo tempestivo, grazie all’introduzione generalizzata della fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019.

In considerazione del potenziamento dei controlli a seguito dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria. 

10. Proroga Bonus verde

Emendamento

Dopo l’articolo 19 inserire il seguente: Art. 19-bis. (Modifiche alla legge 27 dicembre 2017, n. 205)

1. All'articolo 1, comma 12, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, le parole: "Per l'anno 2019" sono sostituite dalle seguenti: "Per gli anni 2019 e 2020".

Motivazione

L’emendamento è volto a prorogare di un anno il c.d. bonus verde, misura che consente di detrarre dalle imposte sui redditi delle persone fisiche, il 36% delle spese fino a 5.000 euro per interventi relativi alla “sistemazione a verde” di aree private. La proroga della misura consente di raggiungere un triplice risultato. In primo luogo viene mantenuta attiva una misura che ha favorito il comparto delle imprese del settore della manutenzione del paesaggio e dei florovivaisti che oggi conta quasi 54mila aziende con 40.873 addetti (di cui oltre 16mila imprese artigiane con 18.208 addetti) e con un’incidenza sul PIL di circa 3 miliardi di euro. In secondo luogo, verrebbe favorita l’emersione del mercato sommerso ove operano soggetti al di fuori dei controlli sulla sicurezza, senza dipendenti in regola e senza formazione specifica. Infine, si determinerebbe anche un effetto positivo sull’ambiente, in quanto la manutenzione del verde è essenziale affinché possa essere assicurato il fondamentale compito di filtrazione delle polveri sottili, produzione di ossigeno e raffrescamento dell’aria. Si consideri, inoltre, che per gli operatori del settore è stato recentemente introdotto l’obbligo di formazione obbligatoria per poter essere riconosciute come “giardinieri professionisti” e pertanto l’eliminazione del bonus verde farebbe venir meno lo stimolo per i committenti di richiedere la fattura sui lavori del verde, con conseguenze negative anche sulla qualificazione delle imprese.

La proposta necessita di copertura finanziaria pari a 73,9 milioni di euro per il 2022, 48,2 milioni di euro dal 2023 al 2030 

11. Ripristino regime Flat tax per imprese con volumi d’affari fra i 65.000 ed i 100.000 euro di fatturato

Emendamento

All’articolo 88 sopprimere il comma 1

Conseguentemente a) all’articolo 30, comma 1, lett. b) sostituire le parole “all’ 1,3 per cento” con le seguenti “allo 0,9 per cento”; b) all’articolo 5, comma 1, sostituire le parole: “3.000 milioni” con le seguenti “3.278,30” e sostituire le parole “e 5.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021” con le seguenti: “, 4.256 milioni di euro per l’anno 2021 e 4.530 milioni di euro a decorrere dal 2022”.

Motivazione

L’emendamento ha l’obiettivo di ripristinare il regime della flat tax che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2020 a beneficio delle imprese con ricavi compresi fra i 65.000 ed i 100.000 euro. E’ del tutto evidente la penalizzazione conseguente a tale abrogazione che comporta, nel triennio 2020/2022, una maggiore pressione fiscale in capo a tali soggetti per circa 2,1 miliardi di euro.

Si ricorda che le piccole imprese sinora non hanno beneficiato di una reale e significativa riduzione della pressione fiscale mentre per le società di capitali, in poco più di dieci anni, si è passati da un’aliquota IRPEG, pari al 37%, ad un’aliquota IRES pari al 24%. A favore di dipendenti e pensionati sono state introdotte specifiche misure, in particolare il Bonus degli “80 euro” e la tassazione di quote di salario legate alla produttività con aliquota del 10%.

Quanto alla copertura finanziaria, pari a 109,2 milioni di euro per il 2020, 1.131,4 milioni di euro per il 2021 e 857,5 milioni di euro per il 2022, si provvede mediante una riduzione del rendimento nozionale dell’Ace (da 1,3 a 0,9%) che determina una economia sul bilancio dello Stato pari a 387,54 milioni di euro annui e per la

parte rimanente attraverso una rimodulazione del fondo di cui all’articolo 5 del disegno di legge.

12. Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale e produttivo

Emendamento

Dopo l’articolo 4 inserire il seguente: “Articolo 4-bis

(Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale e produttivo)

1. Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell'anno 2020, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1e C/3, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca, di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con l'aliquota del 21 per cento. Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell'anno 2020, qualora alla data del 15 ottobre 2019 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.”

Motivazione

L’emendamento è diretto a prevedere la proroga al 2020 della cedolare secca per i contratti di locazione relativi ai negozi (categoria catastale C/1) estendendola anche alle locazioni aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/3 (laboratori per arti e mestieri).

Si ritiene, infatti, necessario prevedere l’applicazione della cedolare secca al fine di consentire la permanenza dei negozi e dei laboratori artigianali soprattutto nei centri storici e nei piccoli comuni che altrimenti rischiano la desertificazione a causa del caro affitti. La norma agevola, inoltre, l’emersione del sommerso nel mercato degli affitti.

Rispetto alla formulazione contenuta nella scorsa manovra, che prevedeva l’applicazione dell’agevolazione ai soli negozi, si estende la misura anche ai piccoli

laboratori per arti e mestieri, spesso presenti nei centri storici, che sarebbero altrimenti discriminati.

L’emendamento necessita di copertura finanziaria, stimata in 171,2 milioni di euro. 

13. Inclusione dei software gestionali delle piccole imprese fra i beni immateriali agevolabili da impresa 4.0

Emendamento

Art. 22 ((Incentivi fiscali all'acquisizione di beni strumentali e per l'economia circolare)

All’articolo 22, comma 4, aggiungere infine il seguente periodo:

“La maggiorazione prevista nel presente comma si applica, anche nel caso in cui il soggetto non benefici della maggiorazione di cui al comma 3, per l’acquisizione da parte di piccole imprese, nel periodo indicato dal medesimo comma 3, di software per la gestione, in cloud, dei processi aziendali di produzione, vendita e gestione amministrativa e relativo ciclo documentale, compresa la conservazione sostitutiva a norma di legge ovvero gestiti in modalità collaborativa tra clienti, fornitori e dipendenti mediante l’utilizzo di applicazioni fruibili in modalità web o App mobile.”

Motivazione

L’attuale impostazione prevede che il super ammortamento per i beni immateriali (compreso il Software) spetta solo alle imprese che beneficiano dell’iper ammortamento (beni materiali) indipendentemente dalla circostanza che il bene immateriale sia o meno collegato a quelli materiali oggetto di iper ammortamento. Resta tuttavia confermato, ai fini dell’iper ammortamento per i beni immateriali, la necessità che siano «interconnessi» al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Si ritiene fondamentale introdurre il concetto che determinati beni immateriali possono essere agevolabili anche se acquisiti autonomamente e senza ulteriori investimenti in beni materiali.

I beni immateriali agevolati elencati nell’Allegato B (Legge 232/2016) non comprendono attualmente i software di gestione dei processi aziendali (ERP, CRM,

HR, ecc..) e il relativo flusso documentale (es. ciclo dell’ordine, produzione, logistica, conservazione digitale, fatturazione, corrispettivi e incassi elettronici).

Si tratta di prodotti che in molte piccole e micro imprese manifatturiere, del commercio e dei servizi rappresentano il vero motore funzionale che supporta tutte le attività aziendali e genera valore aggiunto. In queste imprese di ridotte dimensioni la prima trasformazione digitale avviene automatizzando le attività quotidiane nella gestione dei documenti aziendali, dagli ordini ai documenti di trasporto, dalle fatture elettroniche alla gestione degli incassi e pagamenti, completando il tutto con la conservazione sostitutiva. Le ridotte dimensioni aziendali abbinate ad una congiuntura economica sfavorevole hanno sinora limitato gli investimenti in software gestionale.

L’emendamento proposto limita l’agevolazione all’acquisizione dei soli software che apportano elementi innovativi grazie all’utilizzo in Cloud ovvero gestiti in modalità collaborativa tra clienti/fornitori/dipendenti grazie all’utilizzo di applicazioni fruite in modalità web e/o App mobile.

Il binomio del CLOUD-WEB applicato ai software applicativi consente di far conseguire un reale ammodernamento - diffuso e sistemico - delle soluzioni di gestione delle imprese manifatturiere, del commercio e dei servizi, in direzione di una digitalizzazione dei processi interni e esterni dell’azienda. Infatti, il Cloud permette alle imprese di elevare gli standard di sicurezza informatica e di proteggere il patrimonio informativo aziendale in chiave di garanzia della continuità del business e rappresenta un investimento necessario e strumentale per raggiungere il secondo obiettivo di operare in logica di condivisione sicura in rete di applicazioni, dati e processi a monte e a valle della filiera del valore generato dall’impresa.

Stima della copertura finanziaria.

Le imprese che utilizzano un proprio gestionale attualmente sono circa 500.000, considerato un valore medio delle licenze di 5.000 euro, si ottiene un valore del mercato di circa 2,5 mld di euro. Considerata una percentuale di sostituzione del 30% delle imprese (150.000) ed una analoga percentuale di incremento (altre 150.000), si ha un totale numero di beneficiari di circa 300.000 imprese, per un investimento medio (canone triennale o licenza d'uso) di 5.000 euro/impresa, totale investimento di 1,5 mld in tre anni, equivalente ad un costo totale di circa (40% di

1,5 Mld) 600 mln, il cui risparmio d'imposta calcolato al 30% è di circa 180 mln con un onere sul bilancio dello Stato pari a 60 mln all'anno.

14. Riconoscimento del super ammortamento agli investimenti eseguiti tra gennaio e marzo 2019 esclusi dalla proroga dell’agevolazione di cui al decreto n. 34/2019

Art. 22 (Incentivi fiscali all'acquisizione di beni strumentali e per l'economia circolare)

All’articolo 22, dopo il comma 2 inserire il seguente:

“2-bis L’agevolazione di cui al comma 2 si applica anche in relazione agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2019 al 31 marzo 2019.”

Motivazione

Si accoglie con favore la proroga, al 2020, degli incentivi c.d. “superammortamento” e “iperammortamento”. Tuttavia, si evidenzia che, per il 2019, sono rimasti esclusi dal superammortamento gli investimenti realizzati nel periodo gennaio – marzo. L’articolo 1 del DL 34/2019 ha, infatti, sancito la possibilità di usufruire delle maggiori quote di ammortamento fiscale solo per gli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati dal primo aprile in poi. Sarebbe opportuno concedere una sorta di “riapertura dell’incentivo fiscale”, anche per gli acquisti eseguiti nella finestra trimestrale in questione, anche se ormai trascorsa. Pur senza prevedere una conseguente rimodulazione degli acconti d’imposta versati (o ancora da versare) per il 2019.

L’emendamento produce effetti, in termini di cassa, sul 2020 pari a 42,87 e sul 2021 e 2022 pari a 24,5 milioni di euro. 

15. Bonus “facciate”: ampliamento temporale per gli interventi su facciate di condomini

Emendamento

Art. 25 (Bonus facciate)

Al comma 1, apportare le seguenti modifiche:

a) sostituire le parole: “è inserito il seguente” con le seguenti: “sono inseriti i seguenti”; b) dopo il capoverso “1.1” inserire il seguente: «1.2 Qualora gli interventi di cui al comma 1.1 siano realizzati sulle parti comuni condominiali la detrazione spetta, nella misura ivi prevista, anche per le spese sostenute nel 2021, purché deliberate dall’assemblea nel 2020.».

Motivazione

L’emendamento ha l’obiettivo di consentire la fruibilità della detrazione “bonus facciate”, in relazione ad interventi condominiali, anche nelle ipotesi in cui le spese siano sostenute nel 2021, purché deliberate dall’assemblea condominiale entro il 2020. Può accadere, infatti, soprattutto nei condomini di grandi dimensioni, che i lavori abbiano durata ultrannuale e che le spese siano effettuate in relazione ai lavori man mano eseguiti.

Sulla base della relazione tecnica si ritiene che il 20% del monte spese sia interessato dalla disposizione, pertanto l’onere per il 2021 è quantificabile in 48 milioni di euro. 

16. Bonus “Facciate”: agevolazione fruibile anche in relazione ad immobili commerciali inseriti in condomini

Emendamento

Art. 25 (Bonus facciate)

Al comma 1, apportare le seguenti modifiche:

a) sostituire le parole: “è inserito il seguente” con le seguenti: “sono inseriti i seguenti”; b) dopo il capoverso “1.1” inserire il seguente: «1.2 La detrazione di cui al comma 1.1 spetta nella misura ivi prevista anche per le spese relative ad interventi su parti comuni degli edifici condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile riferite a costruzioni adibite ad attività produttive.».

Motivazione

L’emendamento ha l’obiettivo di consentire la fruibilità della maggiore detrazione riconosciuta per il recupero o restauro della facciata degli edifici anche nel caso in cui l’unità immobiliare interessata ai lavori sia destinata ad un’attività produttiva. La tipologia dell’intervento, infatti, interessa frequentemente interi edifici in cui sono ricomprese unità immobiliari con destinazioni diverse (abitative e non) con la conseguenza che i proprietari dei locali in cui si svolge un’attività produttiva non potrebbero fruire dell’agevolazione (ad oggi spettante unicamente alle unità abitative o, al massimo, promiscue), essendo l’agevolazione in argomento inserita nella disciplina del “bonus” ristrutturazione di cui all’art. 16-bis TUIR. E’ oltretutto presumibile che la detrazione al 90% limitata ad un solo anno (2020) dia un forte impulso all’esecuzione delle opere spesso accantonate e rinviate per la rilevanza della spesa, con l’effetto che imprenditori e lavoratori autonomi, con la sede produttiva ubicata nel medesimo stabile, si trovino obbligati al sostenimento di una spesa cui non corrisponde alcun beneficio parificabile a quello riconosciuto agli altri comproprietari o condomini persone fisiche per le rispettive abitazioni.

La disposizione non necessita di copertura finanziaria in quanto nella stima si è già tenuto conto degli effetti specificati nell’emendamento proposto. 

17. Soppressione nuove disposizioni in tema di fringe benefit auto aziendali

Emendamento

Articolo 78

(Fringe benefit auto aziendali): Sopprimerlo

Motivazione

L’emendamento si propone di eliminare le misure che rendono penalizzante la concessione in uso promiscuo dei veicoli ai dipendenti, nel caso non si tratti di veicoli aziendali a trazione elettrica o ibrida termoelettrica.

L’articolo 78 incrementa la base imponibile al 60% per autoveicoli con emissioni di biossido di carbonio fino a 160 grammi per chilometro e al 100% per emissioni superiori,

Dalla lettura della nota tecnica relativa all’art. 78 si evince che gli autoveicoli fino a 160 grammi di emissioni di biossido di carbonio riguardano circa il 95% degli autoveicoli aziendali immatricolati nel solo periodo 2018 , che subirebbero un incremento di tassazione del doppio rispetto ad oggi.

Appare subito evidente, pertanto, come tale modifica risulti essere fortemente penalizzante per i titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilato, in quanto l’incremento di base imponibile presenta inevitabili ripercussioni in tema di addizionali regionali e comunali e contributi previdenziali INPS.

La norma potrebbe indurre, coerentemente, gli imprenditori a favorire in modo diffuso il rimborso chilometrico, che in base all’articolo 51, comma 5, del TUIR, non

concorre alla formazione del reddito del dipendente nel caso di trasferte effettuate fuori dal territorio comunale.

Al riguardo, occorre osservare che l’auto aziendale non è un privilegio ma uno strumento di lavoro, in alcuni casi insostituibile; ne è prova il fatto che circa il 72% del mercato di riferimento è composto dai segmenti più bassi di categorie A, B, e C, come chiarito da alcune Organizzazioni di Rappresentanza del Settore.

Il limite del 30% di imponibilità del benefit è, inoltre, sotteso alla considerazione che, per oltre due terzi del tempo, il veicolo è utilizzato dal dipendente per esigenze di lavoro. La stessa disposizione comporterebbe conseguentemente una chiara sperequazione fiscale dettata non da effettivo differenziale di reddito imponibile prodotto in capo al dipendente ma, semplicemente, da una diversa valorizzazione del benefit in funzione dell’autoveicolo a quest’ultimo assegnato in uso promiscuo.

Alla luce dei molteplici profili critici delle nuove disposizioni, si propone pertanto l’abrogazione integrale delle nuove disposizioni in attesa di un più ampio progetto di riforma della fiscalità delle auto aziendali, anche al fine di consentire un’armonizzazione delle vigenti disposizioni fiscali basate sul parametro della cilindrata e, quindi, non direttamente applicabili a motori elettrici.

L’emendamento necessita di copertura finanziaria per:

2020: 332,6 milioni di euro;

2021: 387,4 milioni di euro;

2022: 378,8 milioni di euro;

2023: 369,6 milioni di euro;

2024: 362,9 milioni di euro. 

18. Fringe benefit auto aziendali: applicazione alle auto concesse in uso dopo il 1° gennaio 2020

Emendamento

Articolo 78

(Fringe benefit auto aziendali)

Dopo il comma 1 inserire il seguente:

«1-bis. La disposizione di cui al comma 1 si applica ai veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge».

Motivazione

L’emendamento ha l’obiettivo di rendere applicabile la misura più stringente sui fringe benefit relativi alle auto aziendali esclusivamente a quelle concesse in uso ai dipendenti a decorrere dal 1° gennaio 2020, lasciando pertanto immutato il trattamento fiscale per le situazioni già in corso. In tal modo, la finalità “ambientale” perseguita dalla norma (cioè, spingere il mercato verso le auto meno inquinanti) viene realizzata con maggiore equità, senza penalizzare il dipendente che ha già assunto accordi con il datore di lavoro sulla base di un “parco veicoli” da quest’ultimo già individuati.

La disposizione necessita di copertura finanziaria non quantificabile. 

19. Estensione della deducibilità della nuova Imu ai fini Irap

Emendamento

Art. 95

(Unificazione IMU-TASI)

Apportare le seguenti modifiche: a) al comma 35, sostituire il primo e il secondo periodo con il seguente: «L'IMU relativa agli immobili strumentali è deducibile ai fini della determinazione del reddito di impresa, del reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni e dell'imposta regionale sulle attività produttive.»; b) al comma 36 sostituire le parole: “del reddito di impresa e del reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni” con le seguenti: “del reddito di impresa, del reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni e dell’imposta regionale sulle attività produttive”.

Motivazione

L’emendamento ha lo scopo di rendere l’IMU corrisposta sugli immobili strumentali all’esercizio dell’attività economica totalmente deducibile anche ai fini IRAP, oltrechè ai fini delle imposte dirette, a decorrere dal periodo d’imposta 2022. In tal modo si rende più equa la nuova IMU, la quale, assorbendo anche la TASI che era totalmente deducibile ai fini IRAP (oltre che totalmente deducibile ai fini delle imposte dirette), rischia altrimenti di penalizzare ulteriormente i contribuenti colpiti da aliquote di base più elevate (in quanto di fatto assorbenti la misura della TASI).

L’emendamento necessita di copertura finanziaria pari a 108,7 milioni di euro per gli anni 2020 e 2021 e pari a 181,1 milioni di euro a decorrere dal 2022.

20. Deducibilità nuova Imu – anticipazione

Emendamento

Art. 95 (Unificazione IMU-TASI)

Sostituire il comma 36 con il seguente:

«36. Le disposizioni di cui al comma 35 relative alla deducibilità ai fini della determinazione del reddito di impresa e del reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni dell'IMU, dell'IMI e dell'IMIS hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020; la deduzione ivi prevista si applica nella misura del 60 per cento per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.».

Conseguentemente, all’articolo 31, comma 3, sostituire le parole: “l’importo annuo di 3 miliardi di euro per gli anni 2021 e 2022” con le seguenti: “l’importo annuo di 2,680 miliardi di euro per il 2021 e di 3 miliardi di euro per il 2022”.

Motivazione

L’emendamento ha lo scopo di anticipare al 2021 la totale deducibilità ai fini delle imposte dirette dell’IMU corrisposta sugli immobili strumentali all’esercizio dell’attività economica, limitando al solo 2020 la parziale deducibilità al 60%.

E’ necessario attuare con estrema urgenza la disposizione che, seppure con gradualità, vuole mantenere l’impegno del Governo assunto con il decreto legge n.

54 del 2013, in merito alla deducibilità dell’imposta municipale relativa agli immobili utilizzati per attività produttive. La parziale deducibilità dell’imposta viola comunque il principio della capacità contributiva sancito dall’articolo 53 della Costituzione: l’IMU - gravando sugli immobili strumentali allo svolgimento dell’attività economica - rappresenta un costo inerente alla realizzazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo di cui, pertanto, deve essere riconosciuta la totale deducibilità.

Per la copertura finanziaria pari a 320 milioni di euro per il 2021 si propone una riduzione del fondo previsto dall’articolo 31 (Misure premiali per favorire l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici). 

21. Esoneri dalla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi

Emendamento

Dopo l’articolo 91 inserire il seguente:

“Articolo 91-bis (Esoneri dalla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi)

1. Il comma 1-bis dell’articolo 2 del Decreto legislativo del 5 agosto 2015 n. 127 è sostituito dal seguente: “1-bis: I soggetti che effettuano le operazioni di cui all’articolo 2 del Decreto del Presidente della Repubblica del 21 dicembre 1996 n. 696, e successive modificazioni e integrazioni dei decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 13 febbraio 2015 e del 27 ottobre 2015, sono esclusi dall’obbligo di cui al comma precedente”.

Motivazione

Premesso che si ritiene necessario continuare ed accelerare la semplificazione di numerosi adempimenti in materia fiscale a carico delle piccole e medie imprese, in quanto il sistema fiscale del nostro Paese, nonostante gli ultimi tentativi di semplificazione ha raggiunto, comunque, un livello di complicazione eccessiva.

Stante le considerazioni fatte, è necessario affermare che l’Ordinamento tributario di fatto già esclude dalla certificazione fiscale prevista dall’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972 alcune tipologie di attività che effettuano determinate operazioni.

Con la seguente proposta si richiede quindi all’Amministrazione competente di prevedere una deroga specifica e strutturale che permetta di ottenere l’esonero dall’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi per le attività che effettuano operazioni già escluse dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi mantenendo l’attuale impianto certificativo, con il fine ulteriore di rispettare la normativa

tributaria che già disciplina un’importante esclusione in tale ambito. Un’ulteriore finalità di tale proposta è quella di ottenere, seppur in maniera indiretta, una sorta di alleggerimento degli adempimenti amministrativi in capo a queste tipologie di imprese tale da non penalizzare ulteriormente i settori di riferimento (far ricadere queste tipologie di imprese all’interno della disciplina in esame significherebbe quindi, di fatto, snaturare un impianto amministrativo che non si è mai fondato su l’emissione dello scontrino fiscale). 

22. Ripristino misure agevolative relative ad assegnazioni beni ai soci, estromissione beni e scioglimento società di comodo

Emendamento

Dopo l’articolo 91, aggiungere il seguente:

“Articolo 91-bis (Assegnazione o cessione agevolata di taluni beni e estromissione dei beni immobili dal patrimonio dell’impresa da parte dell’imprenditore individuale)

1. Le disposizioni dell'articolo 1, commi da 115 a 120, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, si applicano alle assegnazioni, trasformazioni e cessioni poste in essere entro il 30 settembre 2020 a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2019, ovvero che vengano iscritti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in forza di un titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2019. I versamenti rateali dell'imposta sostitutiva di cui al comma 120 del citato articolo 1 della legge n. 208 del 2015 sono effettuati, rispettivamente, entro il 30 novembre 2020 ed entro il 16 giugno 2021. Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci e quelle delle società che si trasformano sono assoggettate ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive nella misura del 7 per cento.

2. Le disposizioni dell'articolo 1, comma 121, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, si applicano alle esclusioni dal patrimonio dell'impresa dei beni ivi indicati, posseduti alla data del 31 ottobre 2019, poste in essere dal 1° gennaio 2020 al 31 maggio 2020. I versamenti rateali dell'imposta sostitutiva di cui al comma 121 del citato articolo 1 della legge n. 208 del 2015 sono effettuati, rispettivamente, entro il 30 novembre 2020 e il 16 giugno 2021. Per i soggetti che si avvalgono della presente disposizione gli effetti dell'estromissione decorrono dal 1° gennaio 2018.”

Motivazione

L’emendamento è finalizzato alla riapertura dei termini dei provvedimenti agevolativi previsti in passato e non più in vigore che agevolino la risoluzione di situazioni di estromissione dei beni strumentali. L'assegnazione dei beni costituisce, insieme all'attribuzione di denaro, lo strumento col quale la società effettua la distribuzione di utili o la restituzione di capitale.

In particolare, ci si riferisce a:

− assegnazione agevolata dei beni ai soci delle società o all’imprenditore per uso personale ossia alla possibilità di procedere, con modalità agevolate, agli atti di assegnazione o cessione ai soci di beni immobili diversi da quelli strumentali per destinazione o di beni mobili iscritti in pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali nell’attività di impresa. Dette operazioni se realizzate con la disciplina attuale subirebbero la tassazione ordinaria prevista a regime, e non un’aliquota sostitutiva agevolata dell’8% da versare in due rate a titolo di acconto e saldo come in precedenza. Nelle ipotesi in cui per effetto dell’assegnazione dei beni la società sia costretta ad annullare riserve in sospensione d’imposta, è previsto che la medesime possano essere liberate attraverso una tassazione sostitutiva del 7%. In questo modo si consente alle tante società che non hanno potuto usufruire delle precedenti norme che consentivano di effettuare le assegnazioni di beni, per via dell’elevata tassazione conseguente alla liberazione delle riserve in sospensione d’imposta, di beneficiare della norma sottostando ad una tassazione complessiva del 15%.

− Estromissione degli immobili delle imprese prevedendo la possibilità di assoggettare la plusvalenza eventualmente derivante dall’operazione, calcolata come differenziale tra valore normale (inteso come valore di mercato o valore catastale moltiplicato per una rivalutazione al 5%) e costo fiscalmente riconosciuto, ad una imposta sostitutiva agevolata delle imposte sui redditi da versare in due rate a titolo di acconto e saldo.

L’emendamento non necessita di copertura finanziaria, comporta maggiori entrate tributarie 

23. Inapplicabilità del livello di affidabilità fiscale dei contribuenti ai fini delle specifiche strategie di controllo, basate su analisi del rischio di evasione fiscale, dell'agenzia delle entrate e il corpo della Guardia di finanza

Emendamento

Dopo l’articolo 86, inserire il seguente: “Art. 86-bis (Inapplicabilità del livello di affidabilità fiscale dei contribuenti ai fini delle specifiche strategie di controllo, basate su analisi del rischio di evasione fiscale, dell'Agenzia delle entrate e il Corpo della Guardia di finanza)

1. In attesa di verificare la effettiva correttezza applicativa degli indici sintetici di affidabilità fiscale per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni, di cui all’art. 9 bis decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1 della legge 21 giugno 2017, n. 96, approvati con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 23 marzo 2018 e del 28 dicembre 2018, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018 e per i due successivi, non trovano applicazione le disposizioni di cui al comma 14 del citato articolo 9 bis.

2. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la commissione degli esperti di cui al comma 8 del citato articolo 9 bis, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono emanate le disposizioni necessarie, in attuazione del comma 1, per garantire attività di monitoraggio e valutazione dei potenziali effetti distorsivi, in relazione ai periodi d’imposta indicati nel comma 1, ai fini della corretta rappresentazione della realtà economica di riferimento, derivanti dall’applicazione degli stessi indici.”

Motivazione

Gli Indici sintetici di affidabilità, rappresentano lo strumento metodologico che ha consentito di superare gli studi di settore e i parametri.

Nella volontà del Legislatore l’elaborazione e applicazione degli stessi indici dovrebbe avvenire in un contesto di dialogo istituzionale e di confronto tecnico tra Amministrazione finanziaria e Organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei professionisti.

Data la ristrettezza dei tempi di approvazione ed applicazione del nuovo strumento e i ritardi dell’Amministrazione finanziaria nel fornire adeguata e tempestiva comunicazione in merito alla corretta applicazione degli stessi indici, appare evidente che in questa prima fase di “rodaggio” è necessaria un’attenta osservazione, entro un congruo arco di tempo, della efficacia del processo metodologico adottato con riferimento a ciascun ISA anche attraverso l’anticipata evoluzione dello stesso, ove necessario.

Il tema, data l’importanza e la delicatezza che riveste l’intera disciplina degli ISA, è meritevole di confronto e analisi in seno alla sede naturale della Commissione degli Esperti, quale organo preposto ad esprimere il proprio parere sull'idoneità degli ISA a rappresentare la realtà cui esso si riferisce.

A tale riguardo, per consentire una graduale e prudente applicazione, nella fase di prima applicazione, l’emendamento proposto consente di consolidare l’impianto complessivo degli ISA anche ai fini della premialità ed assicurare, nel contempo, un attento monitoraggio, con riferimento ad un congruo arco temporale di almeno tre anni, degli operatori economici che presentano un punteggio gravemente insufficiente ancorché operanti in contesti produttivi apparentemente non in crisi, sospendendo ogni attività di selezione ai fini dell’eventuale azione di accertamento basata unicamente sul livello di affidabilità fiscale risultante dagli ISA. Dato il gettito conseguente al meccanismo di adeguamento di ulteriori componenti positivi al fine di conseguire il risultato di premialità, l’emendamento non necessita di copertura finanziaria.

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